Pubblicato da: ideeperilpresente | marzo 15, 2011

Nucleare: non dobbiamo avere paura

Vedendo lo scenario apocalittico del Giappone siamo stati travolti da emozioni e paure ataviche. E’ da tempo che scrivo di nucleare e non nego che quello che è successo mi ha molto impressionato. Oggi, però, leggendo un editoriale del Corsera (http://www.corriere.it/editoriali/11_marzo_15/nava-Nucleare-la-via-francese_4f051a64-4eca-11e0-9fbe-81b04f5e425c.shtml), Massimo Nava ha trovato le parole giuste, per me e, penso, per tante altre persone con senso critico e a-politico, per esprimere quello che è successo. Egli afferma, che in questo momento è naturale dubitare di chi ha sempre sostenuto la sicurezza della tecnologia nucleare e considera la tragedia giapponese come un evento irripetibile in altri angoli della Terra. Però bisogna tenere in considerazione una serie di fattori: noi abbiamo bisogno di energia, l’evento giapponese è, si spera, irripetibile (sicuramente non è ripetibile in Italia visto che le condizione geofisiche nostre e loro sono assolutamente diverse) e la tecnologia nucleare che in Giappone ha fallito era assolutamente superata. “Quelle centrali – afferma Nava – andavano chiuse prima”. Per questo bisognerà impostare in maniera seria un nuovo percorso che riconsideri la sicurezza delle centrali obsolete e la necessità o meno di nuovi reattori. Hanno già dichiarato la loro volontà di far questo Svizzera, Austria, Stati Uniti e Germania, che ha anche proposto di parlarne in sede europea. Anche Areva ed Edf, i colossi dell’industria nucleare francese hanno detto che “bisogna considerare le conseguenze di quello che è successo nell’industria nucleare”. Se guardiamo alla Francia, però, si deve sottolineare come nessun grave incidente sia avvenuto in 1450 anni (dato ottenuto moltiplicando 58 reattori per 25 anni di funzionamento medio ciascuno). E se guardiamo ai due gravi incidenti del passato, come ho sostenuto tante volte, negli Usa Three Miles Island non fece nessuna vittima e Chernobyl “fu la somma di errori umani e cultura sovietica”. La tecnologia nucleare è “emotiva”. Ma “le spinte emotive e le polemiche non faranno chiudere le centrali nel mondo”. Come afferma Nava (e lo riporto uguale perché in queste parole c’è tutto): “È necessario garantire la trasparenza dei processi industriali, l’indipendenza delle autorità di controllo, la certezza che anzianità e affidabilità degli impianti oltre a un corretto rapporto fra costi industriali di costruzione delle centrali e benefici finali sulla bolletta” E infine, non scadere nella disputa ideologica dove tutto si riduce a scelte fatte perché si è di questa o di quell’altra bandiera.

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Responses

  1. Noi NON abbiamo bisogno di energia. Possiamo impostare una decrescita felice ed migliorare la qualità della vita.
    Tumori, smog ed inquinamento NON possono essere considerati necessarie conseguenze dello sviluppo … se è così questo non è lo sviluppo che vogliamo per i nostri figli.

  2. Sono da giorni in lutto per il Giappone e la sua gente. Sono i nostri vicini di casa.
    Sono perplessa quanto ai contenuti del vostro articolo, redatto mentre esplode la centrale nucleare. Non provo paura atavica, ma se vivessi in Giappone, la proverei, ascolterei le direttive di comportamento da parte del governo e chiederei l’aiuto di tutta la comunità internazionale.
    Certo che abbiamo bisogno di energia, pulita però, e che non lasci tracce insidiose sul pianeta terra come le scorie nucleari, energia la cui produzione non sia a rischio di immani catastrofi, anche se “solamente” ogni 15 anni . La tecnologia e la scienza sono pronte per nuove risposte, il presente può portare i semi per il futuro ed ogni persona ha l’opportunità già ora di adottare comportamenti responsabili e consapevoli per le nostre generazioni e le generazioni future. http://www.repubblica.it/ambiente/2009/11/29/news/rubbia_lerrore_nucleare_il_futuro_e_nel_sole-1819909/

  3. Non saprei, mi fido della politica…

    http://notiziedelfuturo.blogspot.com/2011/03/processo-breve-nucleare.html


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